Fossili

di Giulia Modica Judica

Quello che oggi si vive è un tempo scandito da una fretta spasmodica che non dà possibilità, spesso, di fermarsi e di riflettere se non a rischio di rimanere isolati. Si attraversa così la vita senza guardarla, tesi nello sforzo di mantenere una fragile tranquillità che, a tali condizioni, diventa tregua armata contro tutti gli altri.
Uno che non si arrese a questa regola e pagò in prima persona la sua deroga fu lo scrittore Raffaele Poidomani che, curioso di sé e degli altri, portò questa sua curiosità in ciò che scrisse, operando una amabile. Ma non per questo complice, analisi della società nel cui contesto era vissuto e viveva.
Appartenente ad una famiglia, i Poidomani Moncada, che poteva vantare tra gli antenati un viceré di Sicilia, Raffaele Poidomani era cresciuto nell’ambito di quelle parentele che annoveravano uomini geniali e velleitari accanto ad esseri nei quali il sangue esausto batteva il ritmo di una vita vegetativa.
Involontario comprimario, dunque, sulla scena di un mondo e di una cultura che si stava malinconicamente estinguendo, sarebbe stato proprio lui, uno di quegli individui di ingegno che soffrono di queste lente agonie, senza riuscire a trovare per sé una collocazione, a raccontarne.
Lo avrebbe fatto in < Carrube e Cavalieri>, per riconoscimento unanime, il suo capolavoro, ma la famiglia con i suoi ectoplasmi doveva essere da tempo al centro della sua attenzione perché, nel 1949, pubblicò a puntate, in appendice al quotidiano L’Umanità, che allora si stampava a Milano, <<Fossili>> un lungo racconto dal tempo analogo.
<< Fossili>> è la piccola saga di una famiglia nobiliare la cui ultima discendenza si consuma in una piatta quotidianità.
La storia di questa progenie, che trascorre la sua vita, ignorando il corso della storia ed essendone ignorata, è raccontata dallo scrittore con la consueta ironia che costituisce il tratto principale del suo stile spumeggiante. E tuttavia manca, in questo romanzo, quello sguardo d’insieme maturo e sereno che abbraccia la parabola umana di <<Carrube e Cavalieri>> con la famiglia seguita affettuosamente nelle abitudini e nelle relazioni con la minuta gente che vi faceva capo.
L’ironia, in fossili, trascolora spesso, infatti in un sarcasmo che lascia trasparire una severità di un giudizio temperata appena da una sorta di remoto scetticismo sulle cose umane. Raffaele Poidomani  rifiuta di riconoscersi in questo mondo di cui racconta ad esprimere il suo distacco con i toni acri del paradosso talora greve.
Sembra che si diverta, anzi, a saccheggiare i miti e le convenzioni di una classe, un tempo dominante, mettendo a nudo, sotto i quarti nobiliari, l’assoluta vacuità sociale di questi suoi ultimi rappresentanti. Lo scrittore non dà possibilità alcuna di riscatto ai suoi  personaggi, attendi solo ai più gretti interessi  e manicheisticamente privi di sfumature, e quelle che, nella narrazione, avrebbe potuto essere denuncia sociale, in questa frenesia quasi autolesionistica, si frammenta e risente di un interrogatorio di fondo sulla precarietà delle sorti umane che l’autore non sa risolvere se non con un pessimismo amaro.
Il racconto, nonostante i frequenti spunti anticipatori di un’attenzione trepida nei riguardi di personaggi minori e di luoghi vissuti con la partecipazione, riflette, quindi questa disposizione dell’Autore e ne risulta spezzato; la felicità narrativa, in <<Fossili>> non si dispiega pienamente anche se ciò si potrebbe ascrivere alla genesi stessa del romanzo destinato alla pubblicazione a puntate.
La lettura di <<Fossili>> nel complesso, è piacevole ed interessante perché i motivi principali dell’opera di Raffaele Poidomani sono tutti presenti, contribuendo a far comprendere meglio l’evoluzione della sua scrittura che, con il tempo, smorzati gli accenti polemici, avrebbe compiuto un’analisi più profonda e longamine.
Il pessimismo dello scrittore, che in questo romanzo ci propone un quadro in negativo, non sarebbe stato confortato, tuttavia, dalla possibilità di alternative in positivo.
Attraverso i successivi scritti, infatti, si può constatare il disagio di Raffaele Poidomani di fronte al subentrare di una nuova classe dirigente che avrebbe proceduto ad un burocratico appiattimento degli individui.
Ed anche se non è dato saperlo, perché il 14 Marzo 1979 lo scrittore finiva di vivere colpito dal male che l’uomo di pensiero teme di più e che già si era preso un acconto su di lui, non è difficile intuire chi sarebbero stati, per Raffaele Poidomani, i <<Fossili>> degli anni ’80.
Il recupero di questo lungo racconto inedito di Raffaele Poidomani si deve all’impegno personale di Arturo Belluardo. Direttore del Corriere di Modica, si deve alla generosa disponibilità della sig.ra Federica Poidomani Dolcetti, moglie dello scrittore scomparso, la quale ha autorizzato la pubblicazione, si deve alla collaborazione preziosa dell’architetto Gianfranco Garofano che ha reperito, alla Biblioteca Nazionale di Firenze, i giornali che facevano parte del materiale alluvionato durante la piena dell’Arno avvenuta nel 1966.
Un ringraziamento particolare va al pittore ed amico Salvatore Fratantonio che ha appositamente disegnato il bozzetto originale per la copertina.

» Torna indietro