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Raffaele Poidomani "Pellegrino di Sogni"di Grazia Dormiente Grazie ad un pluriennale impegno editoriale, promosso e curato da Federica Poidomani Dolcetti (Nizza 1934-Modica 1999) e dal dott. Umberto Poidomani e, a partire dal 1994, dalla redazione dell’editore Colibrì di Milano, è in libreria “Pellegrino di Sogni - scritti 1927-1979”, il primo corposo volume della Opera Omnia di Raffaele Poidomani. Si ri-presenta, finalmente, la seducente narrativa dello scrittore modicano, mirabilmente ri-letto dal poeta Lucio Zinna, che introduce la sua raffinata e sagace presentazione, asserendo: “riproporre ai lettori e alla critica l’intera produzione narrativa.. .di Poidomani costituisce un’operazione di notevole rilevanza culturale ed un avvenimento letterario.” Si badi bene non un evento ma un avvenimento, cioè un accadimento che restituisce attraverso un proceso filologicamente corretto l’avventura umana e culturale di questo “figlio della memoria”, come titola il cugino dott. Umberto Poidomani la bella postfazione, liquidando, con la forza etica della verità, la facile e diffusa fiorettistica di tanti giudizi e pregiudizi: “Raffaele fu un uomo contraddittoriamente giudicato per il sul comportamento esteriori, ritenuto per molti aspetti inaffidabile perché di carattere instabile, e questo glinuocette non poco; qualche volta con malevolenza, ma per chi non lo conobbe veramente. Ebbe le sue debolezze e fece i suoi errori, come tutti i mortali, anche se è facile essere giudicati quando di essi si conoscono le conseguenze. II vero Raffaele è invece tutto nei suoi scritti... La sorte non gli fu benigna in vita e, dopo morto, l’oblio della memoria scese sulla città che aveva amato, e non gli fù meno generosa. Il lungo declino, seguito all’infarto che lo colpi pochi giorni dopo la perdita de del posto di direttore della Biblioteca Comunale e a un ictus devastante che gradualmente lo ridusse alla quasi cecità, fu seguito dalla perdita del suo archivio, in gran parte custodito, dopo un trasloco in un garage messogli a disposizione ma di libero accesso. Cosicché il saccheggio fu quasi inevitabile. Amici interessati negli ultimi tempi andavano a trovarlo a casa, quando Federica usciva per andare a scuola, e gli sottraevano documenti e libri approfittando della sua cattiva vista. quale sorte per uno scrittore!” Cosi, il tempo, “grande giustiziere e grande scultore”, come dice Marguerite Yourcenar, restituisce a Poidomani quel che a Poidomani in vita non è stato dato e non è stato riconosciuto. Nonostante la commozione aggallante nel ricordare il “Pellegrino di sogni e di mondi”, che ho avuto il piacere di conoscere e che ho tanto ammirato, sento tuttavia di non poter tralasciare l’amara denuncia che l’ingegnere giornalista Arturo Belluardo affidò al Corriere di Modica all’indomani della morte di Raffaele Poidomani: “Onorò Modica e non ne fu onorato”. Non ho mai dimenticato, infatti, le parole con cui il noto direttore del Corriere di Modica notific6 la smemoratezza della città e delle sue istituzioni: “Debbo muovere pubblico rimprovero all’amministrazione civica per averlo ignorato, mentre tanta solerzia aveva dimostrato, tappèzzando a lutto i muri della città, allorquando si è trattato della morte di ignoti congiunti di ancor più ignoti netturbini!” Ed aggiungeva “Scrivo di Raffaele Poidomani per ricordare l’affettuoso e disinteressato collaboratore del Corriere di Modica, mentre mi risuonano nelle orecchie le parole consolatrici della vedova Prof.ssa Federica Jvonne Dolcetti: Ricordatelo da quando stava bene. Ma non basta , l’autore di “Carrubbe e cavalieri” aspetta il biografo”. Nello stesso numero del periodico si rendeva l’omaggio dovuto al narratore, al poeta e al pubblicista con la pubblicazione dell’inedito .... “La Chatta”, inaugurando così ‘impegno della stampa periodica locale ad alimentare negli anni la memoria dello scrittore con la diffusione di alcuni suoi scritti “dispersi” negli ultimi anni della sua vita ed in quelli immediatamente successivi alla sua morte. All’ingiusto oblio di Raffaele Poidomani e delle sue opere hanno opposto civile ed eloquente resistenza le pagine, e sono tante, di critica letteraria consegnateci dal modicano Franco Antonio Belgiorno, dallo sciclitano Giovanni Rossino, dai ragusani Carmelo Arezzo, Dino Barone e Carmelo Conti e da Gianni Bonina, responsabile della pagina culturale de La Sicilia. I loro contributi hanno concorso a rimuovere l’ immeritata marginalità dell’ autore modicano, antesignano di quella narratività che ha fatto e fa della letteratura siciliana del secondo Novecento il caso letterario portante del dibattito culturale nazionale. A voler considerare il suggerimento di Vincenzo Consolo che nella geografia letteraria dell’isola pensa ad una suddivisione fra parte occidentale e parte orientale; l’una stonica», l’altra «esistenziale», ci sembra di dover includere Raffaele Poidomani in quella che ha radici esistenziali per ii carattere della sua scrittura densa e di forte espressività, scrittura “personalissima ed irresistibile nei toni e nella verve narrativa” che alla definizione icastica, asciutta e visionania, accosta pure l’iperbole ampia ed elegante. Quella di Poidomani , infatti, ~ parola vissuta, ricca di “immersioni memoniali”. Da “Fossili”, romanzo pubblicato a puntate nel 1949 sul quotidiano milanese “L’umanit&’, all’indimenticato “Carrube e Cavalieri”del 1954, anticipatore dei noti temi gattopardiani, da “Tempo di Scirocco”del 1971 ai numerosi racconti comparsi sulla stampa periodica ed a quelli inediti, il narratore modicano ricrea il suo originalissimo alfabeto, intriso dall’etica della finitudine, dove la morte rappresenta la rimozione del limite, irrorato di graffiante ironia per disvelare la forza creativa della memoria, come forma selettiva di ricordo in relazione alla quale si costituiscono e definiscono personaggi, luoghi e vissuti d’ avvincente narratività. Ora che il dott. Umberto Poidomani, in qualitit di instancabile ricercatore prima e di sensibile mecenate poi, sta restituendo con un lodevole progetto editoriale l’opera omnia del Poidomani, è fondamentale l’impegno della città, dei modicani, di tutte le istituzioni culturali e dei cosiddetti intellettuali per abbattere i muri della “letteratura sommersa” e ridare valenza prioritaria alla cultura, magari organizzando un Convegno nazionale di studi e, perchè no progettando un parco letterario dedicato alluomo e all'artista che ha saputo fissare con originale ed intensa partecipazione l'effimera vita di uomini e cose, nella misura di un tempo contrassegnato da un gesto, da una mania, da una parvenza di evocato splendore o di negletta miseria, ma pur sempre narranti il mistero dell’uomo e del suo destino, aldilà di qualsiasi municipalità, perchè lo scirocco come “malessere” scaturisce da una situazione esistenziale di cui tutti, più o meno consapevolmente, siamo partecipi.
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