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Il regno di Minniminnau

di Raffaele Poidomani

Si ringrazia La Rassegna d'Ischia Periodico di ricerche e di temi turistici, culturali, politici e sportivi. Fondato nel 1980 Edito e diretto da Raffaele Castagna.

I peli ispidi di Enrico Ibsen giocavano col sole dal me­daglione sulla facciata dell'Ufficio postale di Casamicciola, e il mare lievemente risaccava alla spiaggia una nenia fatta di pro­fumi sapidi, di barche a calafatare, di riflessi fra le spume e le creste leggere delle onde.

Mi sembrava di essere in un paese fiabesco, forse l'avevo letto bambino o lo avevo intravisto in qualche pellicola di Disney, ma c'era proprio tutto quello che in fin dei conti si chiederebbe, non altro, né in più né in meno: pace e tran­quillità, dolce sapore di casa e affetti, cantilenati come ninna nanna dall'onda del mare.

Allora guardai fissamente Ibsen e lo riconobbi per quello che aveva cercato e che aveva trovato a Casamicciola; per l'uomo che nel silenzio della sua casa isolana creava «Peer Gynt» e «Quando noi morti ci destiamo», o scriveva la sto­ria del vecchio marinaio Terje Vigen.

Compresi perfettamente il perché quest'uomo si fosse fermato in tale parte dell'isola d'Ischia, e si fosse fuso con la terra e il mare; egli aveva richiesto la pace e il lavoro, e li aveva ottenuti, entrambi, fra il cielo e il mare dell'isola di incanto.

Allora mi sorse un'immagine: era un'immagine freschis­sima, che associavo al mio stato mentre passavo per la strada sul mare e un pescatore cuciva pianamente una rete, tenen­dola sul pollice del piede destro.

Forse, anzi sicuramente, Casamicciola era il regno di Minniminnau. Storici o geografi che siate, sconoscete certamente questo luogo, che, più che un regno, è un reame, dove cre­scono i frutti d'oro, e cantano gli uccelli dai mille colori.

Né io, del resto, credetelo pure, sapevo ove fosse fino a qualche settimana fa.

Ci voleva che un bambino di poco più di un anno mi prendesse per mano, e, dopo avermi fatto attraversare un cor­ridoio e raggiungere una sala da pranzo, mi indicasse su, in alto, un cassetto della credenza e mi dicesse la parola magica: Minniminnau.

Apersi il cassetto e vidi che tale parola significa caramella, significa tutto ciò che è dolce e bello, significa infine la felicità.

E allora compresi che Minniminnau è un grande reame, che ha un re il quale contemporaneamente è suddito e capo e che, per la storia, chiameremo Marcello; e che, se tutto som­mato il suo territorio è di appena 60 centimetri x 25 x 10, gli è sufficiente, tremendamente bastevole a sanare i suoi bisogni di imperio e di espansioni coloniali.

Questa visione mi tornò alla mente, ripeto, mentre passa­vo per la piccola Piazza Marina, e Casamicciola mormorava tutta la sua dolcezza nel mare, nel cielo, nella terra.

Ecco, pensavo, che ci vorrebbe infine per essere contenti? Un angolo di mare, un pugno di terra e un poco di cielo; e ciascuno avrebbe il suo reame nel quale investire la propria vita e spenderla, per la serenità propria ed altrui.

Se ci mettessimo d'accordo realmente, se riuscissimo ad evitare il fraterno sbudellamento per la malnata voglia del Minniminnau altrui, se tutti gli Alessandro il Grande e i Giulio Cesare non attingessero al loro smisurato orgoglio la fiaccola delle guerre, chissà, chissà se potremmo raggiungere anche noi il cassetto-regno della nostra felicità?

Casamicciola, in quell'ora ed in quel clima, mi diede proprio tale sensazione. Una calma, che dovette essere ai tem­pi leggendari dell'età d'oro, sovrastava sulle cose e sugli uo­mini; ed io sognavo che Eisenhower e Krusciov venissero in veste di turisti ad incontrarsi sul terreno neutro di questa piazza. Forse accadrebbe il miracolo, sarebbe un miracolo del sole e della terra; sarebbe un miracolo di questo cielo mera­viglioso, non so; ma sono convinto che deporrebbero le loro ire e i loro sputnik, e, seduti sulla spalletta del muricciolo che digrada con la strada a fronte il mare, berrebbero un buon bianco bicchiere, e, ridendo, poserebbero ogni velleità e tutte le bombe atomiche che stanno fra il continente americano e gli Urali.

Poi scenderebbero a braccetto, ed andrebbero in piazza; là guarderebbero i baffi di Enrico Ibsen e, magari, entrerebbero alla posta per spedire una cartolina agli amici di Mosca e di Washington.

Soltanto pensare questo rende la vita più dolce; solo pen­sare che Ike potrebbe diventare il Presidente di Minniminnau, e Nikita dell'altro suo Minniminnau, sereni, con tutti noi, con­tenti, riuniti, uomini con uomini, nelle loro case, nelle loro famiglie, a curare i bambini e a vederseli crescere davanti... ah, quale sogno!

Ma tutto ciò non potrebbe accadere che a Casamicciola; e chi li convince a venire fin qua? Chi potrà riuscire a por­tarli sul suolo della piazzetta?

Allora avremmo l'auspicata età dell'oro; e non ci rimar­rebbe altro di tutti gli uomini politici che il sorriso circolare del Ministro degli Esteri Pella.

Ma quello lo spediremmo col grado e gli onori di amba­sciatore della Terra sulla Luna, al primo viaggio interplane­tario, e avremmo dato anche a lui il suo Minniminnau.

(Raffaele Poidomani, in Lettera da Ischia, anno prino n.4/dicembre 1957-marzo 1958, riportato poi su La Rassegna d’Ischia/Speciale Casamicciola 1999)